Buongiorno, sono Santi Scopelliti, sono nato nel lontano 1945 e vivo a Reggio Calabria. Allevo cani, si può dire, da sempre, da quando ho memoria in casa nostra ci sono sempre stati dei cani da caccia. Mio padre,signore d'altri tempi, cacciatore cinofilo, nonchè abilissimo tiratore da pedana, ai tempi, per intenderci, dei Bodini, Calestani, poi Crocco,Bornaghi i Pardini etc, appassionato dei pointers e della caccia vera e sportiva (intesa con un'etica nei confronti della selvaggina, degli altri cacciatori e del'ambiente che oggi non esiste più o che è rarissimo trovare * a tal proposito citerò altrove qualche episodio che possa dare una immagine del mio dire) mi elevò a rango di "Responsabile della gestione dei cani e del canile" quando portavo ancora i pantaloni corti e pesavo sicuramente molto meno di uno degli amici a quattro zampe di cui ero divenuto "il responsabile".
E' bene ricordare che all'epoca era molto più difficile di oggi accudire i cani: non esistevano i mangimi, gli antiparassitari, gli stessi medici veterinari erano rarissimi e propensi a curare prevalentemente gli animali "da reddito", le stesse medicine da "umana specie" erano un lusso, finanziario (non esisteva la "Mutua" e la stessa pennicillina, farmaco di recente scoperta, era difficilmente reperibile) e psicologico (nell'immaginario collettivo il Cane, alla stregua del Gatto, era un semplice animale al quale non essendo attribuito un valore veniale - praticamente non esisteva un mercato, il cucciolo, come l'adulto, veniva regalato o ottenuto in regalo - non doveva dedicarsi troppa cura, meritevole al massimo di una scodella di avanzi del desinare del padrone. Logicamente questo non era il modo di sentire della mia famiglia e mio ed i nostri cani hanno sempre fatto parte della congrega familiare alla stregua di uno di noi con tutte le attenzioni e le cure che potevano essere rivolte ad una persona, con tutte le difficoltà già dette, e nel rispetto dei ruoli. Per quanto sopra la gestione dei cani e del canile era un affare complesso che comportava una serie di conoscenze ( nutrizionistiche, medico-veterinarie,farmaceutiche, igieniche etc) non indifferenti, elitarie direi, tramandate da generazioni verbalmente e, soprattutto nella pratica.
Io cominciai, quindi, con i Pointers, avevamo in canile dei Lucanie, grandissimi cacciatori che esaltavano la sportività dell'arte venatoria, ma verso la fine degli anni sessanta quando si esaurì questa nostra corrente di sangue, innamorato di un setter bianco-fegato di un nostro carissimo amico ed ospite nella sua riserva, dopo mille peripezie riuscii ad acquistare una figlia di Bobet di S.Faustino che si dimostrò precocissima degna figlia di tanto padre, acquistai subito dopo un figlia di Arno di Valdidice (non dico i prezzi da mè pagati all'epoca, sono stati sempre uno dei pochi segreti con mio padre, ma attualizzati sono paragonabili al costo di una buona utilitaria, ciascuna!!!). Con queste due splendide cagne, mi reputo tutt'oggi un fortunato, dotate di un corredo istintivo completo e di prim'ordine (ferma,consenso,riporto, passione, avidità, movimento, stile, carattere schietto e propositivo, morfologicamente ben costruite) ha inizio il mio cammino di allevatore. Bisogna però premettere che io ho allevato ed allevo per mè stesso, non certo per altri scopi, e che cedo di tanto in tanto qualche soggetto, cucciolo , cucciolone od adulto "fatto" per ovvi motivi logistici. Cammino che prosegue accoppiando queste due cagne, prima, e le loro discendenti, poi,con quanto di meglio potesse offrire il mondo della cinofilia al mio sentire cinofilo: Crismani Dick,Nillo del Bocia, Magis Michelangelo, Magis Loris, Agadir del Sole, Ralf del Dianella, Lord del Dianella e poi i grandi Francini's: Luca, Sultano, Jeff.
E' da puntualizzare una cosa molto importante: Lo scopo cui mira la mia selezione ed il modo in cui viene effettuata.
Lo scopo è quello di ottenere il grande ausiliare da caccia, che sappia cacciare su tutti i terreni e tutta la selvaggina, che abbia, praticamente, un grande "Cervello" che gestisca una bruciante passione ed accompagnato da tutte le doti venatorie istintive: ferma, consenso, riporto, recupero, movimento, stile di razza in tutti i suoi atteggiamenti, carattere schietto, dolce e propenso a perdonare anzichè impermalosire nonche una morfologia corretta che possa agevolare il suo lavoro e rendere oltremodo piacevole il suo aspetto e soprattutto una grande potenza olfattiva (intendendo per tale quel complesso di aspetti: mucosa, riflessi, cervello che sa decifrare, patrimonio di memorie genetiche di uste da ricercare e perseguire). Che ti stimoli e ti renda gradito lo scarpinare giornate intere e ti riempia gli occhi, il cervello ed il cuore anche quando la sfortuna vorrebbe lasciarti l'amaro in bocca.
Il modo: Io ho sempre ritenuto fondamentale, in riproduzione, il ruolo delle femmine, per questo ho sempre allevato tutte le cucciole che, selezionando man mano che crescevano, ho portato fino alla verifica finale: la selvaggina vera e la caccia cacciata, con verifiche attentissime ed esami durissimi.*Ne parlerò in altro loco.
E' molto importante per me che le femmine da mandare in riproduzione non abbiano alcun difetto, nemmeno il più piccolo e di nessun genere, morfologico, psicologico, di movimento, di carattere, di istinti, e che abbiano in sommo grado ed istintive tutte quelle caratteristiche che perseguo come scopo della selezione e che ho elencato sopra. Purtroppo, anche se è facile a dirsi, è molto difficile a farsi e sta diventando ogni anno più difficile perchè il vero banco di prova: i terreni "giusti" e la selvaggina "giusta" ed in quantità sufficiente da garantire incontri certi e ripetuti stanno scomparendo nonostante i tanti sacrifici e la ricerca all'estero di quanto perduto in patria.
E' anche fondamentale che le femmine, promosse al rango di fattrici, continuino ad andare a Caccia Vera e con elevata freguenza.
Io le utilizzo come navi-scuola per i giovani, e devo dire, con ottimi risultati.
Lo stallone viene scelto dopo accuratissima ricerca sulle sue doti soggettive, sulla sua genealogia, sulla qualità dei suoi discendenti e sulla media dei suoi prodotti (per quanto è difficile la certezza in queste cose). Alle monte assisto sempre di persona.
Parliamo un pò di caccia, di terreni e di selvaggina.
Come dicevo sono nato e vivo a Reggio Calabria. Sono cresciuto, venatoriamente parlando, sull'Aspromonte, regno incontrastato della Coturnice e paradiso per lo svernamento delle Beccacce, nonchè terra sulle rotte di migrazione delle Quaglie e dei Beccaccini. Ho freguentato e conosco bene anche la Sila e la dirimpettaia Sicilia. Ultimamente, la Parcomania esasperata, l'antropizzazione unita alla facilità di costruire strade ed al lucro che ne deriva hanno eroso moltissimo il mio spazio vitale scacciandomi verso altri mondi: Croazia, Serbia, Romania.
La mia selvaggina d'elezione sono dunque le Beccacce e le Coturnici, ed il mio modo di ricercarle è quello con il cane da ferma su terreni molto vasti, ben ventilati, dove il grande cane può esprimere tutte le sue doti olfattive e di inteligentia venatoria.
L'Aspromonte è un altipiano, quasi una corona circolare attorno alla vetta di Montalto, con una vegetazione di piante d'alto fusto:conifere e faggi in prevalenza con un'altitudine intorno ai 1000 m.. Le estremita di questo altipiano sono caratterizzate da fianchi molto scoscesi e dirupi mozzafiato (da qui il nome).
Su questo altipiano ben ventilato, tra boschi, giovani o secolari di faggi, pini, abeti, ontani e betulle con rado sottobosco a buona biodiversità, il grande cane può estrinsecare tutte le sue eccelse doti sulle beccacce, che divenute ben presto leggerissime, premiano soltanto i meritevoli reggendo solo a ferme lunghissime, figlie di olfatti superlativi, e caute guidate ventre a terra e nel più assoluto silenzio. Biper e campani aut, mezzi-cani e mestieranti a casa.
Il riporto è d'obbligo perchè nella stragrande maggioranza dei casi si spara con scarsissima visibilità se non alle ombre.
Ma quando il cane riesce a far tanto ci avrà ricompensato di una vita di sacrifici e ci dà la forza di ricominciare con più voglia di prima.
Altro discorso per le Cotorne, questo nobilissimo uccello abita i fianchi scoscesi dell'Appennino, vive in branchi (di solito tutta la nidiata con i o un genitore) fino alla primavera quando si sbranca per formare le nuove coppie. Nell'autunno inoltrato o comunque dopo le piogge molto abbondanti (unico periodo nel quale io lo caccio) sale sull'altopiano frequentadone i margini pronto al minimo cenno di pericolo a portarsi sui bordi da dove con un salto si fionda giù come un sasso senza quasi batter e ali se non per il frullo.
Qui il grande cane, cerca estesissima, massimo collegamento, pronto ai comandi silenziosi del conduttore (cfr. l'allungo del Col.Delfino), passione sfrenata imbrigliata da un "cervello" lucido anche dopo ore di lavoro su terreni pesanti, olfatto sopraffino che gli fà avvertire la "passata" anche dopo ore e che gli consente ferme lunghissime tanto da non far sentire in pericolo le cotorne che altrimenti si sottrarebbero velocissime di pedina per poi saltare nel vuoto senza neanche essere viste da nessuno, per lo stesso motivo guidate sicure e cautissime a notevoli distanze.
Il riporto ed ancor più il recupero è d'obbligo perchè come è facile intuire se il selvatico è riuscito a raggiungere il bordo e si è fiondato in basso, anche se ucciso sul colpo rotola giù anche per centinaia di metri, non parliamo neanche dei selvatici solo feriti.
Altro discorso per le Quaglie, questo simpatico diavoletto ha dei comportamenti diversissimi in funzione dei periodi dell'anno,
attaccato al suolo nei periodi della riproduzione si difende con pedinate degne del miglior Dedalo, quasi mai nel vento, non disdegnando l'andare verso il cane in ferma od addirittura passargli sotto. Questi suoi comportamenti, uniti al ridotto effluvio
emanato colpevole anche la vegetazione e la siccità estiva, rendono la sua ricerca deleteria, a mio parere, allo sviluppo ed alla formazione di quelle doti che io tanto ricerco nel mio compagno di passione: cerca estesa ed a testa alta, nessuna azione di dettaglio, ferma solida, guidate nel vento. Dirò di più, può anche succedere che il buon cane portato ripetutamente su questo selvatico, spinto dalla voglia-necessità di incontrare si renda presto conto, intelligentemente, che è più proficuo abbassare molto la testa, quasi a brucare, rompere repentinamente la ferma, dettagliare ed addirittura caricare per involare le quaglie e farle così palesare all'armato per poi poterle abboccare. Questi, per mè, difetti gravissimi, che rendono inutilizzabili per altre cacce più blasonate i cani che li acquisiscono, sono, tra l'altro, molto difficili da correggere. E' per questo che non porto mai i cani su questo selvatico in questo periodo. Anzi quando capita l'imprevisto, mi affretto a legare. Riferirò in altro loco qualche aneddoto relativo.
Tutt'altro discorso per le quaglie di transito in primavera ed autunno. In questa fase la quaglia è abbastanza leggera e se la si ricerca dopo le piogge ed in terreni aperti e ben ventilati, il terreno abbastanza fresco ed umido favorisce l'olfazione consentendo al cane di avventare abbastanza da lontano ed a testa alta. La discreta quantità di questi selvatici, nel giornate di buon passo, crea facili e ripetuti incontri. Io utilizzo questo selvatico in autunno (in primavera non è più consentito) per iniziare i giovani, che hanno già appreso i primi insegnamenti: ferma, consenso, riporto, cerca incrociata e comandi vari, allo sparo e far sviluppare quella passione che il selvatico vero infonde ed il ripetuto abboccare fortifica.
Nota molto dolente per il beccaccino. Purtroppo non esistono più,da noi, gli habitat idonei alla sosta dei beccacini, sono stati distrutti. L'incontro con questo elegantissimo migratore, che esaltava con il suo comportamento l'azione del grande cane è diventato aleatorio.
Abbiamo perso e stiamo perdendo ogni giorno una parte di noi stessi, chi come me ne ha memoria ha grandi rimpianti ma i giovani non vedranno mai quello che noi abbiamo vissuto e che sarebbe un loro diritto conoscere. Non siamo stati dei buoni padri!!! Non gioiscano Ambientalisti, Ecologisti e Verdi, la colpa non è dei cacciatori in quanto tali ma dell' " Uomo Moderno" che ha altri obiettivi molto distanti dal rispetto verso "Madre Terra" e loro , Paladini del Nulla, non hanno mai saputo e voluto far qualcosa di concreto e di intelligente in tal senso.